Waxing Moon

La Luna a modo mio

Fotografo la Luna con continuità da ormai due anni, le ho scattato circa ventimila foto con corpi macchina, sensori, lenti e filtri differenti, immortalando praticamente ogni fase lunare in tutte le stagioni, dalle prime luci del tramonto a qualunque ora della notte e fino a giorno inoltrato, con qualsiasi condizione di cielo, e approfondendo anche alcune tecniche e strumenti specifici di post produzione per imparare a tirar fuori il massimo potenziale da questo tipo particolare di fotografia.
Ho ancora certamente ampissimi spazi di miglioramento e di apprendimento, ma guardando ai risultati attuali posso ragionevolmente affermare di aver già raggiunto un livello abbastanza straordinario nel riprendere la Luna senza l'ausilio di telescopi, né di stacking dei fotogrammi estrapolati da filmati, una delle tecniche più comuni per ottenere immagini di qualità del nostro satellite.

La caratteristica distintiva della maggior parte dei miei lavori, almeno per il momento e salvo qualche saltuaria concessione alla creatività, è proprio il fatto che siano ottenuti con singoli scatti effettuati con una normale macchina fotografica reflex semi professionale: non un modello di alta gamma dunque, ma un'attrezzatura di tipo amatoriale, analoga a quella che tanti hanno in casa e usano ad esempio in viaggio. Anche il procedimento di editing è ottenuto con semplici funzionalità di Photoshop (ma potrebbe essere un qualunque software open source, come ad esempio Gimp), senza bisogno di applicazioni specifiche utilizzate in astrofotografia per la registrazione e lo stacking di immagini, come mi capita spesso di leggere in giro. 

In questo post vorrei dunque raccontare qualcosa in più su come realizzo le mie foto alla Luna, condividere alcune cose che ho imparato con l'esperienza attraverso innumerevoli errori e magari confutare alcuni luoghi comuni talvolta diffusi nei tutorial, nei gruppi di astrofotografia, o nei profili Instagram e subreddit che seguo, i cui risultati nella maggior parte dei casi non rendono giustizia all'attrezzatura, spesso assai costosa, con cui vengono ottenuti.

La macchina fotografica
Da quando sono passato alla fotografia digitale, ormai quasi vent'anni fa, ho sempre usato corpi macchina Canon EOS con sensori APS-C, passando in rassegna l'intera serie x0D. Ho iniziato con la EOS 20D, poi 30D, 40D, 60D, 80D e da circa un anno e mezzo la 90D, il modello di punta della gamma semipro e probabilmente la miglior reflex non full frame sul mercato, equipaggiata con un sensore CMOS da 32,5MP, una risoluzione che consente ampia flessibilità di "crop" delle immagini. 
Al di là dell'evidente convenienza economica, per quanto mi riguarda la preferenza per il sensore APS-C rispetto al full frame è una scelta precisa di campo, soprattutto considerando l'eccellente livello di qualità raggiunto ormai da macchine come la 80D e la 90D, che per usi non professionali hanno poco da invidiare alle "colleghe" più carrozzate e ben più costose.

Se da una parte è vero che i sensori full frame si comportano molto meglio a ISO elevati, e dunque per certi versi sono sicuramente preferibili in astrofotografia, dall'altra il fattore di crop dei sensori APS (1.6x per l'APS-C Canon) è assai versatile e più favorevole in molti contesti: perfetto per la fotografia sportiva e nei safari, potente nell'estendere la lunghezza focale delle ottiche e dunque ottimo per avvicinarsi maggiormente a soggetti come la Luna.
La Canon EOS 90D si comporta peraltro bene almeno fino a ISO1250, un valore sufficiente per renderla valida anche in un campo specifico come l'astrofotografia, nel quale poter lavorare a ISO elevati è ovviamente un vantaggio. La 90D ha inoltre un buon sistema auto-focus in modalità zona AI servo e live-view, una qualità che fa la differenza nel fotografare la Luna, come spiego più avanti. Da questo punto di vista, fra l'altro, le nuove macchine mirrorless sono un significativo passo evolutivo e prima o poi affronterò l'investimento .

Sebbene la 90D sia appena uscita di catalogo proprio per far spazio alle nuove Canon mirrorless APS-C in arrivo nei prossimi mesi, il corpo macchina nuovo è ancora disponibile a circa 1100-1200 euro. Sul mercato dell'usato è possibile trovare delle offerte sotto i mille euro con un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Dovendo peraltro acquistare un corpo macchina con caratteristiche equivalenti al medesimo prezzo, probabilmente oggi varrebbe la pena orientarsi sulla EOS M6 Mark II, la versione mirrorless della 90D, uscita successivamente e dotata dello stesso sensore. Il limite della M6 sta soprattutto nell'innesto M, un assurdo sistema proprietario che costringe a usare un adattatore per poter montare i classici obiettivi EF ed EF-S Canon e che peraltro a breve andrà in pensione, ma d'altra parte, trattandosi di una macchina mirrorless, ha un sistema di focusing assai più avanzato e performante rispetto alle tradizionali DSLR come la 90D.

In ogni caso, se fate astrofotografia e fotografia naturalistica il sensore full frame è sicuramente la scelta migliore, ma per la Luna (e sport, e safari), a mio avviso, APS-C tutta la vita.

Obiettivo
Per fotografare la Luna uso un'ottica Sigma 150-600mm Contemporary DG OS HSM, uno zoom stabilizzato con apertura massima f/6.3 a 600mm e un diametro filtri di 95mm, per un peso totale di 2,15kg. È una lente davvero eccezionale, assai nitida anche alla massima estensione focale, soprattutto nel range f/9-f/11. Nonostante il peso, è utilizzabile abbastanza agevolmente anche a mano libera grazie al doppio sistema di stabilizzazione, che è anche configurabile via software permettendo di personalizzarne il comportamento e adattarlo alle proprie esigenze: una funzionalità abbastanza esclusiva.
Il Sigma 150-600mm Contemporary si trova nuovo a circa 750 euro, un prezzo assai concorrenziale per un'ottica di qualità di questo genere. Ne esiste anche una versione professionale denominata Sport, che però pesa un chilo in più e costa il doppio, e per quel che ne ho letto fino a oggi la differenza di prezzo non giustifica un'analoga differenza nelle prestazioni. 

Abbinato al 150-600mm uso il teleconverter Sigma TC-1401 1.4x, che porta la lunghezza focale massima complessiva a 840mm: grazie al fattore di crop 1.6x del sensore APS-C montato sulla Canon 90D, significa poter disporre di un'ottica che arriva a ben 1344mm di lunghezza focale con apertura massima f/9. Poiché la Luna è estremamente luminosa e la migliore nitidezza del sistema si ottiene a f/11, la qualità offerta dall'accoppiata Sigma Contemporary 150-600mm + Sigma TC-1401 è davvero eccellente, come peraltro dimostrano i risultati.
Sebbene Sigma abbia in catalogo anche la versione 2.0x (TC-2001), a differenza di quest'ultimo il TC-1401 conserva tutti gli automatismi nella comunicazione con il corpo macchina della Canon 90D, soprattutto il sistema di autofocus. Il TC-2001 consente invece di lavorare solo in modalità manuale.

Il Sigma TC-1401 costa attorno ai 240 euro. Sul mercato esistono almeno un paio di ottime alternative prodotte da Canon e Kenko, ma il moltiplicatore Canon costa il doppio e pare non valere affatto il suo prezzo, mentre il più economico Kenko - che posseggo e ha una qualità equivalente al Sigma - non trasmette gli automatismi del 150-600mm Contemporary al corpo macchina Canon, ragione per cui ho dovuto acquistare anche il TC-1401 (il perché il Kenko non funzioni col Contemporary rimane abbastanza un mistero, visto che invece va benissimo con tutte le altre ottiche Sigma che ho nel corredo). 

Filtri sì o filtri no?
Di norma non uso filtri montati sui miei obiettivi, a meno del classico filtro neutro per proteggere la lente. Raramente uso qualche filtro a densità neutrale per i paesaggi e a tal proposito da qualche parte ho letto che i filtri ND sono perfetti per fotografare la Luna: provato sul campo per voi, garantisco che è una sciocchezza, non fosse altro perché i tempi di esposizione si allungano e non c'è nulla di peggio per compromettere i dettagli di un soggetto come la Luna, ovvero esattamente il risultato opposto a quello che vogliamo ottenere. 

Di recente ho invece provato a usare un filtro specialistico a banda stretta, l'Optolong L-PRO EOS Clip. A differenza dei filtri tradizionali che si avvitano davanti alla lente dell'obiettivo, l'L-PRO EOS Clip è specifico per le Canon EOS: viene montato direttamente di fronte al sensore e utilizzato in astrofotografia per attenuare l'inquinamento luminoso. 
In presenza di foschia, o di cielo parzialmente luminoso, l'Optolong fa effettivamente la differenza in termini di nitidezza, incidendo le fotografie in modo impressionante. Per contro tende a "raffreddare" parecchio il bilanciamento del bianco, smorzando la tipica luminosità calda della Luna, anche se l'effetto può ovviamente essere compensato in post produzione. D'altra parte, trattandosi di un filtro che taglia parecchio la luminosità diffusa, va considerato anche che costringe ad aumentare i tempi di esposizione, sebbene non quanto un filtro a densità neutrale e senza le medesime controindicazioni.  

Per un po' mi sono innamorato delle foto alla Luna scattate con l'Optolong L-PRO, ma sono infine tornato a non usarlo, a meno appunto di condizioni di cielo offuscato o con troppa luminosità diffusa. L'eventuale guadagno in nitidezza può essere ottenuto allo stesso modo in post produzione con filtri software equivalenti.
L'Optolong L-PRO EOS Clip si trova a circa 220 euro. Trattandosi di un filtro assai specialistico, non è economico.

Treppiede
Facile, ci vuole il treppiede. Certo, ma quale? Risposta: robusto e, soprattutto, con una testa a sfera o una testa fluida in grado di serrare carichi importanti. 
Fra macchina fotografica, obiettivo, moltiplicatore ed eventuali accessori opzionali (e senza ancora contemplare l'eventuale uso di un astroinseguitore!), nel mio caso il treppiede deve reggere perlomeno un carico di tre chili, estremamente sbilanciato per via dell'estensione dello zoom e potenzialmente orientato in posizioni difficili, ad esempio con l'obiettivo puntato in verticale verso il cielo.
In queste condizioni le normali teste a sfera economiche da qualche decina di euro scivolano irrimediabilmente a prescindere da quanto vengano serrate: provare per credere (e maledirle).
Di più, il sistema nel suo complesso è sensibilissimo a qualunque minimo alito di vento o leggero sfioramento, ragion per cui il treppiede che lo sorregge deve essere il più rigido possibile. 

Ho cambiato tre treppiedi prima di trovare la soluzione perfetta. Scartato quasi subito il contenuto treppiede da viaggio Cullmann 52401, la cui testa a sfera si piegava immediatamente e le cui gambe tremavano dallo spavento appena gli montavo sopra il Sigma Contemporary, per un certo periodo ho usato il K&F Concept S210, un ottimo treppiede semi professionale, parecchio versatile, di dimensioni non molto contenute, ma per contro assai leggero a fronte di una discreta rigidità.
Con l'S210 ho fatto molte delle foto esposte in questo sito, ma nonostante ciò ho dovuto cambiare due volte la testa a sfera a causa della rottura della vite di serraggio, messa a dura prova dal peso dell'attrezzatura. Inoltre, alla massima estensione, le gambe sono troppo sottili e tant'è soffre il vento, per cui anche in presenza di brezza lieve mi sono spesso trovato a dover scartare la maggior parte delle foto, irrimediabilmente micromosse.

Per poter sostenere anche il peso aggiuntivo delle apparecchiature necessarie all'astrofotografia, mi sono infine deciso ad acquistare un robusto treppiede in carbonio Artcise AF80C e una testa a sfera a basso profilo Artcise LB44.
Il treppiede in carbonio combina solidità e rigidità eccellenti con una leggerezza sorprendente: pur essendo molto più ingombrante del K&F S210, pesa molto meno ed è indubbiamente più stabile. Certo non è quello che si definisce un treppiede da viaggio, perlomeno non da backpacker, ma se lo cacciate nel baule della macchina non è un problema.
La testa a sfera LB44 è in grado di reggere carichi fino a 25kg: evidentemente sovradimensionata rispetto al peso complessivo dell'attrezzatura che deve sostenere, ma proprio per questo dotata di una capacità di serraggio estremamente efficace.
Il particolare profilo ribassato rispetto alle normali teste a sfera serve a mantenere basso il baricentro dell'attrezzatura sostenuta, contribuendo alla stabilità complessiva e al serraggio. Per contro, la testa LB44 pesa oltre 600g: la solidità si paga.

La solidità purtroppo costa anche in termini di portafoglio: circa 190 euro il treppiede in carbonio (che è in realtà assai economico rispetto agli equivalenti prodotti professionali, trattandosi di un articolo cinese), circa 90 la testa a sfera (stessa considerazione).

Telecomando
Indispensabile. Null'altro da dire. Oppure impostate l'autoscatto ritardato, ma è più scomodo, soprattutto dovendo fare fotografie in sequenza.
In ogni caso non toccate la macchina fotografica mentre scatta, ché ci pensa già la Luna a muoversi fin troppo.

Astroinseguitore
Non mi soffermo sull'astroinseguitore, del quale in questo blog si è già parlato per spiegarne caratteristiche e uso. Di certo non è uno strumento indispensabile per fotografare la Luna, ma se ne avete già uno per l'astrofotografia usatelo anche in questo campo specifico.

A 1344mm di lunghezza focale la Luna si muove nell'inquadratura assai rapidamente e le bastano un paio di minuti per attraversarla completamente. Questo significa che nel corso di una normale sessione fotografica si passa più tempo a spostare l'inquadratura nel tentativo di mantenerla centrata che a scattare foto. Inoltre, a causa del medesimo movimento, il micromosso è sempre in agguato, soprattutto fotografando a bassi ISO.

Il mio astroinseguitore, lo Star Adventurer 2i, ha una funzione specifica per inseguire la Luna: l'ho ignorata per mesi prima di decidermi a provarla e non sono più tornato indietro. Non c'è nemmeno bisogno di fare un allineamento polare davvero preciso: basta orientare sommariamente l'astroinseguitore verso nord e la macchina fotografica seguirà la Luna per decine di minuti mantenendo l'inquadratura perfettamente centrata, permettendo di concentrarsi esclusivamente sulle foto.
D'altra parte l'uso dell'astroinseguitore giustifica a maggior ragione il treppiede al carbonio di cui sopra, perché il carico complessivo passa abbondantemente i dieci chili.

Quando fotografare la Luna
Tempo fa avevo scritto altrove un inutile papiro (come mia abitudine...) per spiegare che le fotografie alla Luna vengono molto meglio quando non è piena.
In realtà (e in sintesi), la ragione è molto semplice: in condizioni di luna piena la luce del sole cade perpendicolarmente alla superficie lunare cancellando qualunque rilievo e appiattendo completamente le foto. Durante le fasi di luna crescente e calante, invece, la luce colpisce la superficie diagonalmente, le ombre si allungano, e i crateri e le catene montuose lunari acquistano rilievo, creando tutto un altro effetto e conferendole un'evidente sfericità. 

A titolo di curiosità, le fotografie migliori (quelle con maggior effetto rilievo) si ottengono durante le fasi di luna crescente, approssimativamente nel periodo fra il 50% e l'80% di illuminazione. Tenetene conto quando volete scattare delle foto suggestive alla Luna.

Formato immagini
Per poter ricavare il massimo dalle fasi di post elaborazione, correggere eventuali problemi di esposizione e sfruttare tutta l'informazione rilevata dal sensore per ottenete immagini straordinarie, è assolutamente raccomandabile scattare in formato RAW. Ricordate che il JPG è un formato compresso, già elaborato e preinterpretato da un algoritmo standard il cui risultato dipende dal modello e dalle impostazioni della macchina fotografica, che dunque non permette di intervenire sull'immagine originale catturata dal sensore, ovvero su tutte le informazioni contenute nella fotografia di partenza.

Il formato RAW offre infinite potenzialità di elaborazione, impossibili con un'immagine JPG, per quanto una qualunque foto JPG prodotta direttamente dalla macchina fotografica possa sembrare a prima vista decisamente migliore dello scatto equivalente in RAW.
Dal RAW potete poi sempre salvare in JPG o, per stampe di alta qualità, esportare in TIFF.
Tutte le stampe in alta risoluzione e grande formato che trovate in vendita su questo sito sono prodotte a partire da file TIFF salvati da elaborazioni di formati RAW.

Scattare la foto: la messa a fuoco
Se è vero che le mie foto sono quasi sempre ottenute a partire da un singolo scatto, è anche vero che a ogni sessione fotografica di scatti ne faccio almeno qualche decina, talvolta centinaia se le condizioni non sono ideali, per poi selezionare il migliore. La ragione principale è che per ottenere una nitidezza eccellente servono spesso molti tentativi, a prescindere dall'attrezzatura, a causa delle caratteristiche particolari della Luna.

Oltre al moto nel cielo relativamente rapido, la rifrazione della luce dovuta all'atmosfera fa sì che la superficie lunare, avvicinandosi con lo zoom, appaia in costante "tremolio", un po' come accade in estate quando si osserva l'effetto del calore sull'asfalto bollente, o si guarda l'orizzonte. La rifrazione distorce continuamente anche la geometria stessa dei rilievi lunari, cosicché se provate a sovrapporre due foto apparentemente identiche della luna, magari scattate a distanza di una sola frazione di secondo, vi accorgerete con sorpresa che non collimano affatto e anzi, i crateri appaiono addirittura avere forme e dimensioni differenti, per nulla coincidenti.
Questa caratteristica, tanto più evidente e marcata quanto più vi avvicinate alla Luna con potenti zoom e telescopi, è la ragione per cui faccio molti scatti fra cui selezionare il migliore, ed è allo stesso tempo il motivo per cui molti fotografi partono da scatti multipli, o addirittura estraggono le migliaia di fotogrammi di un filmato di qualche minuto ad alta definizione a cui applicare tecniche di stacking e merging proprie dell'astrofotografia, alla ricerca della migliore nitidezza. 

Sulla base della mia esperienza, e confrontando i miei risultati con quelli di altri astrofotografi, posso tranquillamente affermare che lo stacking non mi ha mai dato risultati migliori rispetto a quelli ottenibili dall'elaborazione di un buon singolo scatto e la ragione, a mio avviso, è molto semplice: se si dispone di una buona ottica (e il Sigma Contemporary lo è), la nitidezza naturale ottenibile con un solo scatto è sempre maggiore di quella prodotta da un algoritmo che va a costruire un'immagine artificiale mediando fra i dati di un insieme di immagini primarie, per quanto efficace il metodo possa essere. Per analogia, è un po' la differenza che passa fra lo zoom ottico e lo zoom digitale che ingrandisce un'immagine sulla base di un calcolo statistico.
Sebbene dunque lo stacking sia una tecnica irrinunciabile e fondamentale per l'astrofotografia, per quanto mi riguarda è invece del tutto sopravvalutata, se non addirittura dannosa, per fotografare la Luna.
Ciò non toglie che io stesso faccia centinaia di scatti proprio per scegliere il più nitido, perché rifrazione e movimento della Luna provocano effetti di sfocatura spesso non apprezzabili guardando le preview delle foto sul display della macchina fotografica, ma che emergono inesorabilmente quando si aprono le immagini sullo schermo del proprio computer.

Proprio il controllo della messa a fuoco è un altro tema chiave sul quale mi sento di andare decisamente controcorrente: ho fotografato il nostro satellite decine di migliaia di volte con tutte le tecniche possibili e senza dubbio qualunque moderno sistema di autofocusing a zona di una buona reflex è in grado di ottenere risultati decisamente migliori rispetto alla messa a fuoco manuale, di solito tanto consigliata quando si parla di fotografia alla Luna. 
Anche in questo caso la ragione è semplice e intuitiva, e di nuovo il problema principale è la rifrazione della luce che tende a sfocare la superficie della Luna in modo non uniforme e discontinuo, laddove la modalità manuale, o l'autofocus in modalità spot, consentono di mettere a fuoco un solo punto in un determinato istante. L'autofocus in modalità continua a zona permette invece di avere a fuoco diversi punti contemporaneamente in ogni momento, adattandosi alle variazioni dovute alla rifrazione e compensandone dunque l'effetto.

Come regola generale è sempre bene che al momento dello scatto fra i punti a fuoco ve ne siano alcuni in corrispondenza del bordo della Luna e altri posizionati sui principali crateri visibili, così da garantire una nitidezza il più uniforme possibile.
Per quanto detto prima riguardo al momento giusto per fotografare la Luna, inoltre, ne consegue che è molto più facile scattare foto nitide a una luna in fase crescente o calante, rispetto alla fase di luna piena, quando l'assenza di rilievo mette in difficoltà il sistema di autofocus e una messa a fuoco in manuale è ancora più problematica.

Scattare la foto: ISO, esposizione, eccetera
Due parole sulla luminosità. La Luna è un soggetto estremamente luminoso su uno sfondo (spesso) completamente buio. La quantità di luce riflessa varia inoltre tantissimo a seconda della fase in cui si trova, dell'altezza sull'orizzonte e delle condizioni dei cielo, poiché la presenza di nuvole o foschia possono causare fenomeni di attenuazione o diffusione, creando aloni e diverse colorazioni (si pensi ad esempio al fenomeno della luna rossa).
Queste caratteristiche da una parte fanno ad esempio sì che una luna in fase crescente o calante, in determinate condizioni, possa essere assai più luminosa di una luna piena; inoltre, ingannano gli automatismi delle macchine fotografiche che tendono sempre a sovraesporre assai le immagini per compensare il cielo buio, cancellando qualunque dettaglio e restituendo le classiche foto completamente "sparate", nelle quali la Luna appare semplicemente come un disco o una falce luminosa completamente bianca.
Per questa ragione fotografare la Luna in automatico, di fatto, non funziona ed è necessario impostare manualmente i parametri di scatto.

Innanzitutto, utilizzando il formato RAW è sempre meglio una foto leggermente sovraesposta di una più scura, perché in fase di post-produzione è molto più facile recuperare le ombre che rimediare al rumore introdotto dallo schiarimento dell'immagine: nel dubbio, quindi, aumentate sempre i tempi di uno o due stop.
Il diaframma da impostare è funzione delle caratteristiche dell'obiettivo utilizzato: dovrebbe essere sempre il medesimo per tutte le foto e pari al valore di maggior nitidezza restituita alla massima lunghezza focale consentita. Per quanto riguarda l'accoppiata Sigma C 150-600@600mm e moltiplicatore TC 1401 questo valore è f/11. Fate delle prove col vostro obiettivo per capire qual è il diaframma più nitido nel vostro caso.

Il valore ideale di ISO è sempre il minimo, di norma 100 per quasi tutte le macchine fotografiche e come del resto per qualunque fotografia, perché permette di azzerare il rumore che, con lo sfondo completamente buio, è sempre in agguato. In prossimità delle fasi iniziali di luna crescente, o nelle ultime fasi di luna calante, ISO100 è però un valore molto difficile da tenere senza allungare troppo i tempi di esposizione e mettere a rischio la nitidezza dell'immagine. 
Di norma il tempo di esposizione massimo che permette di fotografare nitidamente la Luna è attorno a 1/15-1/20s, anche se mi è capitato di riuscire a fare qualche buono scatto salendo fino a 1/6s. In ogni caso, più allungate il tempo di esposizione, più preparatevi a fare molti scatti prima di riuscire a ottenerne uno perfettamente nitido. 

Quel che si fa, dunque, è cercare il miglior compromesso fra valore di ISO il più basso possibile e tempo di scatto il più rapido possibile, mantenendo l'immagine leggermente sovraesposta, idealmente uno stop. Anche in questo caso, comunque, niente val più del fare innumerevoli prove: con la Canon 90D, ad esempio, ormai so che piuttosto di alzare gli ISO oltre i 400 preferisco avere una foto sottoesposta, perché il rumore introdotto nello schiarire le ombre in post produzione sarà sempre minore del rumore dovuto a valori di ISO più alti.

Nei miei due anni ininterrotti di attività ho fotografato la luna piena sempre a ISO100 e con tempi di esposizione variabili fra 1/15 e 1/160s, tranne un'unica occasione in cui un cielo particolarmente velato ne attenuava così tanto la luminosità da costringermi a salire fino a ISO500 per riuscire a scattare con un tempo almeno di 1/15s: un caso davvero eccezionale.
In situazioni molto particolari, ad esempio in prossimità della luna nuova, quando l'illuminazione è inferiore all'8-10% e il cielo è rischiarato dalle luci del tramonto o dalle prime dell'alba, può comunque talvolta essere necessario uscire dai canoni: per riuscire a catturare l'ultimo spicchio di una luna calante, illuminata appena al 3% e confusa fra le luci del primo mattino, mi è capitato di dover alzare fino a ISO640, mentre ho dovuto allungare i tempi fino a 1/6s e portare la sensibilità a ISO400 per riuscire a prendere una luna nuova al 4% appena sopra il filo dell'orizzonte.

Ultima nota: no all'uso della raffica, anche dovendo scattare molte foto. Meglio lasciare qualche secondo di tempo fra uno scatto e l'altro, per dare ai punti autofocus il tempo di stabilizzarsi. Se è possibile farlo, configurare la macchina in modo che l'autofocus in modalità continua dia priorità alla messa a fuoco rispetto alla rapidità di inseguimento.

Riepilogando...
Meglio un buon sensore  APS-C economico che un costoso full frame.
Lunghezza focale perlomeno pari a 5-600mm.
No all'uso di filtri.
Treppiede il più rigido possibile e testa a sfera a elevata capacità di serraggio.
Telecomando.
Luna preferibilmente in fase crescente, fra il 50% e l'80% di illuminazione.
Scatto in formato RAW.
Messa a fuoco in live view, modalità AI Servo e zona AF. In ogni caso, no alla messa a fuoco spot o in modalità manuale.
ISO i più bassi possibili, idealmente scattare sempre a ISO100 compatibilmente col tempo di esposizione, che non dovrebbe mai essere superiore a 1/15-1/20s.
Diaframma selezionato in base alla caratteristiche dell'obiettivo per garantire la migliore nitidezza.
Fare più scatti, ma non usare la raffica.

Post processing
Le modalità con cui vengono scattate le fotografie sono la base indispensabile per ottenere risultati eccellenti, ma senza dubbio le fasi di post processing di un'immagine RAW digitale sono ciò che davvero può fare la differenza. L'esempio più evidente nelle mie foto è nell'esaltazione dei colori della superficie lunare e nella nitidezza straordinaria dei rilievi, solo in parte ottenuta grazie alle prestazioni della mia attrezzatura.
Per estrarre queste caratteristiche dalle fotografie uso un processo di elaborazione piuttosto standard, con poche variazioni determinate perlopiù da eventuali particolari condizioni di partenza delle immagini originali. 

Per le fasi di post produzione uso tre software: Adobe Camera Raw (ACR), integrato in Photoshop, uno strumento che offre enormi potenzialità e che permette di elaborare direttamente i file RAW, recuperare eventuali errori e intervenire su tutti i parametri di esposizione, e infine di esportare le immagini verso altri formati; Photoshop, principalmente per la parte di editing "cosmetico" e di rifinitura del risultato elaborato con ACR; infine, Topaz AI Denoise, installato come plugin di Photoshop, per la cancellazione del rumore di fondo dell'immagine.

Prerequisito della post produzione è ovviamente la scelta della migliore fotografia fra le decine o centinaia di scatti effettuati, un'operazione che spesso mi richiede diverse ore di valutazione.
Faccio una prima scrematura direttamente in ACR, visualizzando le immagini alla loro risoluzione originale, senza applicare nessuna operazione di editing e scartando direttamente quelle la cui nitidezza non mi soddisfa a prima vista. A volte con questo primo passaggio riesco a eliminare la maggior parte delle fotografie, soprattutto quando il cielo non è in buone condizioni, ma nelle serate limpide mi capita di avere a che fare con dozzine di immagini apparentemente tutte uguali e perfettamente a fuoco, e il processo di selezione può diventare estremamente frustrante.
Non è mai vero che le foto sono tutte uguali, per quanto possano sembrarlo: ce n'è sempre una migliore e una volta trovata tutte le altre sembreranno irrimediabilmente sbagliate.

Nel caso abbia scattato un gran quantità di immagini, con la prima selezione in ACR cerco di ridurne il numero da valutare a meno di cinquanta. Passo successivamente a Photoshop per esaminare le immagini rimaste affiancandole a coppie e ingrandendole di un fattore 2x o 3x, mettendo a confronto ogni minimo dettaglio.
A volte una fotografia può essere particolarmente nitida in una zona rispetto a un'altra che però è a sua volta più a fuoco in una zona differente, e la scelta diventa difficile, perché devo capire quale delle due appare complessivamente migliore. Talvolta scatto con diversi tempi di esposizione e mi trovo a confrontare foto che hanno luminosità di partenza differente ma nitidezza molto simile, e devo valutare quale si comporterà meglio nella fase di post produzione. Insomma, la selezione della foto migliore è la parte più noiosa ed estenuante di tutto il lavoro, ma d'altra parte scattare molte foto mi permette di averne sempre almeno una quasi perfetta.

Una volta scelta l'immagine finale, questi sono i passi che eseguo pressoché sempre in post produzione:

- In ACR: crop iniziale dell'immagine, correzione aberrazione cromatica e distorsione geometrica, applicando il profilo dell'obiettivo utilizzato; bilanciamento manuale luci e ombre, agendo sulle curve di luminosità; leggera riduzione del rumore e miglioramento della nitidezza, facendo attenzione a non alterare la foto originale (interverrò su questi due fattori più avanti in Photoshop con altri strumenti); eventuale ribilanciamento manuale del bianco; riduzione eventuale foschia, esaltazione contrasto, esaltazione della profondità del nero nel cielo di sfondo e illuminazione dei bianchi, facendo sempre attenzione a non tagliare i valori estremi dell'istogramma di luminosità.

- In Photoshop: duplicazione dell'immagine su due livelli, uno per lavorare sulla luminosità (luma) e uno per il colore (croma); desaturazione totale del livello di luma, duplicazione livello, applicazione al livello duplicato di un filtro passa-alto, merge del filtro con il livello luma originale in modalità "sovrapponi" per esaltare la nitidezza e le transizioni di rilievo; sul livello di croma, riduzione disturbo colore e incremento leggero e graduale di saturazione e vividezza, conservando il più possibile il bilanciamento originale delle componenti di colore per non falsare il risultato complessivo; merge dei livelli luma e croma elaborati; infine, eventuali rifiniture cosmetiche, aggiustamento curve di luminosità e colore, lievi ritocchi alla nitidezza.

- Passo infine l'immagine in Topaz AI Denoise per eliminare eventuali residui di rumore introdotti dal filtro passa-alto e dalle successive elaborazioni.

Altri passi aggiuntivi possono variare da immagine a immagine, ma si tratta di solito di piccoli aggiustamenti nelle fasi finali di elaborazione.
Esportazione finale in formato TIFF alla massima risoluzione e minima compressione, per ottenere la migliore qualità di stampa.

Nota: la foto in testa è il mio ultimo lavoro, probabilmente la migliore che abbia mai scattato, ma non è ancora disponibile su questo sito.

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